LLM, in un certo senso.

Prego.

Prego.

Mi fa sempre sorridere, quando rispondo a un ringraziamento, affrettarmi ad aggiungere “non inteso come verbo”.

Ma non siamo qui a constatare l’ovvio. Ecco che Carmine Mangone pulisce il cammino da dogmi e altari di ogni tipo, forzandoci a smettere di idolatrare la poesia come forma di preghiera. Casomai, ci concede il contrario.

La preghiera per come la concepisco io, ora, non è un inginocchiarsi davanti a una divinità, ma sentire lo spirito delle proprie ginocchia che hanno un trascorso e un percorso. La gioia del raccontare è prima di tutto la serenità di essere accolti insieme al proprio bagaglio, senza doverlo lasciare da qualche parte fingendoci diversi (o migliori).


E allora il presente si rapprende un po’, permettendoci di sorbirlo a cucchiaiate. Si apre lo spazio che non interroga il divino, non promette alcun sacrificio in cambio di nessuna salvezza, non cerca atti gemelli per legittimare il suo affioramento.

Nel tempo della performance andiamo a disarmare i dispositivi dell’efficienza attraverso l’inservibile e il non necessario.

Ci appelliamo a quello che non serve, in modo che la sua dignità irrimediabile possa abbracciare il senso senza esigere riformulazioni.


Al fuoco! Dalla caverna al microchip con Eraclito, Bachelard, Lévi-Strauss e altri amici.

Sembra che il fuoco ci abbia inventati. Oltre la banalità del dualismo fonte di vita e agente di distruzione, in queste righe cerco di usare il fuoco come pretesto trasformativo. Fuoco come fucina dell’oltre e dell’alterità. Mi accompagnano Bachelard, Lévi-Strauss, Jung, Jankélévitch, Hillman e tanti altri, in ordine sparso.

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Il mio nome ha la sindrome dell’abbandono.

Sono venuta a cercarti, sabato mattina. Non c’eri, ti hanno spostata in un altro dipartimento.Meglio così, perché a voce non sarei stata in grado di spiegarti che il vuoto del dopo è pieno di cose. È vuoto, perché si sente, perché è quantistica per principianti della perdita. Non è completamente privo di energia o attività:…

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Carmelo Samonà. Fratelli.

La casa di Fratelli è un tempo coagulato. L’epidermide stessa della mente (sì sì, l’epidermide è l’organo più vasto che abbiamo, ma non ci pensiamo mai), una topografia chiusa in cui non si entra e dalla quale non si esce. Siamo nel 1978, quando esce il libro fratelli di Carmelo Samonà. Fratelli, senza articolo (cosa che mi…

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Armiamoci e patiamo: l’essere umano soffre la guerra e soffre se non la fa

La guerra come un fenomeno terribilmente umano (troppo umano!). Esploriamo, senza giustificarne gli effetti, le radici biologiche, culturali e psicologiche. Diverse teorie, da Lorenz a Mead, evidenziano come l’aggressività possa essere appresa e disimparata. Propongo una riflessione sulla necessità di scegliere la pace come appendice possibile della violenza evitabile.

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